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Philippe Camby
LA STORIA DEL TESORO CHE DECISE DI NASCONDERSI DA SÉ
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| C'era una volta un tesoro che sapeva di essere ambito da così tanta gente che decise di nascondersi da sé. Era stanco dell'avidità che faceva sì che tutti gli esseri meno generosi, più avari e più avidi di questo mondo fossero attratti da lui: tutti quegli esseri con le loro dita adunche, pronte ad afferrarlo, comprarlo, prenderlo o rubarlo per poi rinchiuderlo in forzieri sempre più bui, più neri e più profondamente nascosti. Insomma, tutti quelli dall'animo squallido il cui egoismo cresceva man mano che la loro fortuna aumentava. Diceva a se stesso: « Quella gente s'interessa soltanto del mio aspetto lucente. Nessuno di loro pensa al lungo lavoro compiuto nel segreto più assoluto dalle mie madrine, le fate della terra, della luna e del sole, che mi permise di diventare ciò che sono. Non mi piace quella gente. |
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Io mi donerei ai poveri, perché li ho visti spesso tendere le mani aperte e pulite. Mi guardano con piacere. Mi accarezzano con dolcezza. Nei loro occhi c'è gioia. Bisognerebbe che potessero possedermi in segreto. All'insaputa dei ricchi, per non essere derubati da loro. »
« Ma come fare a nascondermi? » si chiedeva il tesoro.
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Tradotto da Anne-Catherine D’all Orso
Illustrazioni originali di Jean-François Barbier ©
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