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CV, o meglio come sono arrivato fin qui.
Nato a Bologna il 29/03/1944
Maturità classica, iscritto alla facoltà di legge di Bologna. Fotografo professionista, operatore cinematografico, ricercatore nelle nuove tecniche dell'immagine.
Fin da piccolo mi sono sentito irresistibilmente attratto dalle vecchie pietre e più erano vecchie, più quest'attrazione era forte. Sarei potuto restare delle ore accanto ad un menhir o seduto su di un muro antico. Era come se aspettassi una rivelazione, stando semplicemente lì qualcosa avrei saputo. Non è che avessi questa facilità ad incontrare Menhir ed altri megaliti, Bologna ne è sprovvista, solo durante le vacanze potevo godere, talvolta, di questa fortuna. Con le chiese avevo un rapporto diverso. I miei genitori non avevano voluto battezzarmi, avrei scelto io da grande, i preti non mi piacevano, cercavano di convertirmi con lusinghe e poi con minacce, il Paradiso e l'Inferno, un po' come le tentazioni del diavolo con Gesù nel deserto ; poi, visto che non vi riuscivano, consigliavano ai genitori dei miei amici di non fargli frequentare pericolose amicizie. C'era un odore di stantio, di freddo umido ed io volevo stare in pace. Le storie di Gesù mi piacevano ma al momento erano per me solo delle storie. In viaggio con mio padre e mia madre, cattedrali e chiese belle ed importanti erano pane quotidiano ma ricordo uno strano malessere che a volta mi prendeva, quindi mi piacevano come piace la barca a chi soffre irrimediabilmente il mal di mare. Da grande scelsi di divenire buddista, mi sembrava più vicino alla filosofia ed alla psicologia, poi scoprii che era anche una religione ma, fortunatamente, senza i connotati di potere che queste di solito hanno. La pratica della meditazione mi aprì nuovi orizzonti, quelli dello spirito. Grazie a Budda scoprii la bellezza e la profondità della predicazione di Gesù, non conosco Maometto ma credo che anche il suo insegnamento abbia un gran valore. In effetti oggi sento che sto percorrendo il mio cammino spirituale, accompagnato da questi grandi insegnamenti, buddista e cristiano ma non sono né l'uno né l'altro, sono profondamente me stesso e vado.
Qualche anno fa la salute mi pose dei problemi che tralascio. Ad un certo punto, abitavo già qui a Parigi, il mio medico si invitò a casa per vedere se, nel come e dove vivevo, ci potesse essere una qualche origine della mia malattia così refrattaria ad ogni cura. Lavoravo in casa, sepolto in mezzo a schermi di computers, periferiche, stampanti, videoregistratori ed ogni diavoleria modernamente elettronica, bagnato in un campo di inquinamento elettromagnetico costante, con dei ritmi allucinanti. Mi consigliò di fare ricorso ad un geobiologo per analizzare e neutralizzare quell'irraggiamento malefico. Non sapevo neanche cosa fosse un geobiologo, dal nome potevo dedurne che fosse qualcuno che si occupava di qualcosa che aveva a che fare con la vita della terra. Il medico stesso mi telefonò due mesi dopo dandomi l'indirizzo di un valido specialista che aveva trovato per casa sua. Lo chiamai, venne, mi spiegò in cosa consistesse il suo lavoro e ci accordammo. Ritornò con pendoli ed antenne e cominciò a cercare. Io stavo lavorando al piano di sotto e, di tanto in tanto, lo vedevo passare, scalzo, armato delle sue antenne. Ad un certo punto mi sembrò che non riuscisse a trovare qualcosa che invece doveva esserci e finalmente scese per chiedermi se noi eravamo per caso i primi ad abitare quell'appartamento perché non riusciva a trovare nei muri nessuna memoria dei precedenti affittuari. La memoria dei muri? Questo è pazzo, speriamo bene, comunque no, quando arrivammo c'erano le tracce sui muri di precedenti quadri appesi. Mi rimisi al lavoro e mi venne un'illuminazione. Lo chiamai per dirgli che eravamo buddisti e che, una volta installati, avevamo chiesto al tempio di mandaci un monaco per fare una purificazione. Ecco perché quelle tracce erano scomparse, lavate da una purificazione ben fatta, complimenti all'officiante! Questo particolare mi rese felice, avevo finalmente capito in cosa consistesse una purificazione ed avevo trovato un amico. Partecipai in seguito ai suoi stages di geobiologia, mi impadronii dell'arte, toccai alberi e menhirs ed imparai come dovevo muovermi in una chiesa per non esserne disturbato, anzi per ricavarne beneficio. Le mie antenne organiche erano felici. Grazie Jacques Clement. Poi venne la morte di mio padre e lì conobbi il mio secondo maestro, Gilles Garreau.
Fu Jacques a darmene l'indirizzo, cercavo uno scultore per fare una croce celtica per la tomba di mio padre e lui aveva seguito uno stage di scultura da Gilles. Non fu facile fargli accettare il lavoro, un vero bretone! Perché una croce celtica in Italia? A Bologna? Ma mio caro, i Celti non furono solo in Bretagna ; Bologna, che ai tempi di Cesare era nella Gallia Cisalpina, era in puro territorio celtico come poi gran parte dell'Europa di quei tempi.
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Alessandro Gui
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Ed ho bisogno di una croce così per avere la corretta energia di forma, lì dove verranno molte persone che si ricordano di lui, perché continuino a riceverne del bene. E da bravo bretone, una volta accettato, mi prese come amico e diligente allievo. Così imparai ad ascoltare le mie sensazioni piuttosto che affidarmi alle antenne da radioestesia ed ai pendoli. Ascoltare vuol dire entrare in relazione, con una persona, con un luogo, vuol dire sintonizzarsi con la sua vibrazione. Detto così sembra facile e naturale e sicuramente naturale lo è ma ancor oggi il conforto della mia antenna a volte mi è prezioso. Ed avevo appunto bisogno o voglia della super monoantenna di Raymond Montercy, il mio terzo maestro, geofisico che abbandonò la ricerca ufficiale per dedicarsi allo studio dei fenomeni tellurici, degli irraggiamenti cosmici e soprattutto di quella scienza dei tracciati regolatori che è alla base di ogni installazione, non solo sacra, dell'uomo fin dagli albori della sua storia, vedi quindi anche dei megaliti. Detto così mi sembra veramente limitativo del valore di Raymond e delle sue incredibilmente vaste conoscenze ma volevo solo scrivere un mio curriculum di queste mie esperienze e sto invece scrivendo una specie di romanzo, per cui vengo al sodo.
Jacques mi introdusse ai misteri di queste realtà, Gilles me ne fece toccare la vita, mi liberò dagli strumenti per farmeli sperimentare col corpo e con l'anima e Raymond mi diede delle chiavi scientifiche per spiegarmene i meccanismi tutto conservandone la poesia, l'armonia delle sfere. In più la Francia essendo ricca di luoghi da visitare, ho sperimentato un gran numero di posti straordinari e lette delle opere che mi hanno aperto alla conoscenza. Ed infine ci fu il Cammino di Santiago, mille chilometri a piedi in meditazione e verifica di me stesso, delle mie conoscenze : le forze della natura, l'energia dei luoghi, gli incontri con nuovi amici al di là delle apparenze, al di fuori dei fardelli delle storie personali, ognuno con la presenza della propria realtà, da prendere o lasciare. Dove ognuno era veramente sé stesso senza maschera e le cose lasciate indietro, di quel quotidiano che ci aveva fatto venire fino lì, che ci aveva condizionato, forse plagiato per anni, bene quelle cose diventavano relative, non appartenevano più alla nostra persona né alla nostra storia, facevano parte di un passato remoto di cui restava solo il positivo.
Al ritorno, meditando su cosa avrei veramente voluto fare a partire da lì, ad un certo punto ho avuto una visione di un giorno vissuto nel cammino : arrivato a Leon, depositato il sacco in camerata e presa la doccia, esco per recarmi a visitare la cattedrale. All'uscita trovo degli amici che mi aspettavano per venire con me perché, dicevano, gli facevo vedere delle cose che a loro sfuggivano. Abbiamo vissuto dei momenti di grande felicità scoprendo i misteri del posto, ho ritrovato Massimo che giorni prima era stato attardato da orribili vesciche ai piedi ma già sentivo che l'avrei rivisto a Leon. In breve un giorno pieno di sole, una luce calda, gli amici, il piacere della conoscenza e questa sensazione di calore mi riempiva mentre ero lì, in meditazione, a casa mia, nella cattedrale
...Ecco di cosa dovevo occuparmi, cercare di trasmettere agli altri quello che queste cattedrali mi comunicano, ma non solo le cattedrali, luoghi, rocce, alberi, dolmens, menhirs, chiese romaniche, c'è un mondo che aspetta di essere vissuto in intimità, che aspetta che l'uomo lo conosca con le dovute maniere, lo riconosca e se posso dare il mio modesto contributo per questo avvicinamento, allora saprò che sto facendo il mio cammino.
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